I VOLONTARI
ho raccolto il diaro di quei giorni di alcuni volontai , testimoni dello
scempio umano che si consumò in queste terre...
piccolo tributo a persone che con la loro generosità ci hanno letteralmente tirato fuori
"da sotto le macerie", spolverati, nutriti e rivestiti...ma Laviano non c'è una
sola piazza, strada o vicolo che sia a loro intestata a questi angeli... e a Laviano di
strade c'è ne sono tante! Speriamo di rimediare subito!
Testimonianze del sisma del 23 Novembre 1980: Appunti di un Volontario
Quando scrissi l'articolo sulla protezione civile per il n. 3/4 del notiziario F.I.F, non
potevo immaginare che la nostra organizzazione sarebbe stata collaudata entro così breve
tempo.
Alle ore 19.34 di domenica 23 novembre una scossa di terremoto di eccezionale intensità
colpiva le provincie di Avellino, Salerno, Potenza e Napoli, distruggendo quasi
completamente decine di paesi e mietendo migliaia di vittime.
Alle ore 21 scatta per il "Gruppo Regionale Volontari del Soccorso" dell'Emilia
Romagna il preallarme.
Analisi Difesa anno 6 numero 63
L’intervento dell'esercito nel terremoto del 1980.
La sera del 23 novembre 1980, subito dopo la prima scossa tellurica, scattava il piano
d’intervento per l’emergenza. Nelle ore successive l’Esercito schierato
nelle zone colpite dal sisma. “Arrivano i soldati” era il grido che si spargeva
di casa in casa tra i gruppi di terremotati spesso sotto shock, per la paura passata sia
per il senso d’impotenza di fronte allo scatenarsi degli elementi naturali. Le
cronache di allora riportavano il lavoro sviluppato dai soldati I dati relativi alle prime
24 ore dell’emergenza testimoniano lo sforzo sostenuto dall’Esercito. leggi
tutto n. 63 cercare nella sez 22- storia
Castelnuovo di Conza 22. 11. 2000
Mi chiamo Francesco, sono di Castelnuovo di Conza, piccolissimo paese sul varco
appenninico, epicentro del terremoto del 23/11/80, quella sera hanno trovato la morte 86
persone di cui i miei nonni Pietro e Angela, mio cugino Mario e suo padre Michele, zio
Antonio e ancora altri parenti, amici e compagni di giochi Pasquale, Gerardina, Rosetta,
Teresina e altri. Avevo tredici anni, e il ricordo e rimasto immutato, quel giorno lo
porterò sempre con me. Nei giorni seguenti a quella sera dopo la fortuna di essere
scampato io e la mia famiglia, siamo rimasti accampati in un camion, abbiamo dormito in
tenda per una settimana e per le gravissime condizioni causate dalla pioggia, il freddo e
il pericolo di epidemie, i nostri zii ci hanno condotti in un viaggio che sembrava senza
fine a Cremona, era il mio primo viaggio in treno.
Testimonianze del sisma del 23 Novembre 1980: Ventennale Terremoto in
Irpinia
Mi chiamo Claudio e sono di Catania, ho fatto il servizio di leva ad Avellino alla caserma
" Berardi ". La sera del 23 Novembre del 1980 mi trovavo, insieme ad alcuni miei
commilitoni, in una sala giochi situata lungo il viale principale di Avellino quando ad un
certo punto cominciò a ballare il pavimento.
Ci fu un attimo di smarrimento, i nostri sguardi si incrociarono cercando una spiegazione
su cosa stesse accadendo ( anche se gia' lo sapevamo ), poi alcuni cominciarono a gridare
" il terremoto " e ci dirigemmo di corsa verso l'uscita,
"volontario Lecce"
Buongiorno, ho visto nel Vs sito le immagini della mostra fotografica. Inutile dire i
brividi ed i ricordi che mi tornano alla mente.
Il 23/11/1980 (il mio compleanno ironia sono nato il 23/11/1961) ero militare a Lecce, e
subito nella notte sono partito volontario.
in occasione dei 25 anni: l'irpinia day 23 novembre 2005.
Alle 19.30 del 23 novembre 1980 due scosse sismiche a distanza di pochi secondi l'una
dall'altra sconvolsero per un interminabile minuto e venti secondi una vasta area
dell'Appennino meridionale, a cavallo tra l'Irpinia e la Basilicata.
Scosse del decimo grado della scala Mercalli che causarono circa 3.000 morti ed oltre
10.000 feriti, cancellarono oltre 77.000 costruzioni in 686 comuni e ne danneggiarono
gravemente altre 275.000.
In occasione del ventesimo anniversario di quella tragedia, Legambiente organizza nei
luoghi del terremoto un grande raduno dei volontari del 1980,.
art. sismicita
Il sito di Pasquale Lino Morabito, parà-sindacalista-volontario-scrittore
è tra quelli di maggior pregio tra quelli in cui mi sono imbattuto in questa mia
tormentata (e tormentogena) e-ricerca....Vi consiglio di leggere tutto con molta
attenzione e di farvi un propria opinione sulle lotte politiche di quegli anni e sul
successivo scandalo di "tangentopoli". Come detto in premessa, questo sito
mantiene una posizione politica assolutamente neutrale. Ho riportato un estratto della sua
pubblicazione qui mentre la pagina originale è qui.
Lo spirito che anima il mio coetano Felice Prezioni avvocato in quel
di San Potito Ultra (AV) è sicuramente ammirevole e condivisibile anzi potrei
dire che è la "fatica" che più si avvicina a questo sito. Il suo sito si
chiama .... Particolarmente...preziose le prime pagine dei giornali dei giorni
immediatamente seguenti la tragedia. Anche il sottoscritto ne conserva qualcuna (Il
Mattino e laRepubblica, mi manca l'Unità e gli altri che non arrivarono per mesi)..>>
Interessante anche il blog di Gianna (?) volontaria nelle zone del
cratere, lo trovate qui Vi confesso che se fossi un pittore e mi dessi come tema la
sofferenza userei immagini sgranate e nebbiose come quelle del suo sito ...Grazie
Gianna per mantenere questi documenti
venticinque anni dopo/5
Irpinia, le voci degli angeli
Le voci dei volontari. Da Nord a Sud un intero Paese si mobilitò per i soccorsi: le
testimonianze di chi andò sui luoghi del terremoto per dare una mano.
Il terremoto che ha colpito l’Irpinia, 25 anni fa, non può essere ricordato soltanto
come l’inizio di una lunga notte di illegalità. Quei giorni e quelle terre tremule
furono anche il teatro di una straordinaria mobilitazione civile, segnarono l’atto di
nascita o per lo meno di legittimazione nazionale del fenomeno del volontariato così come
oggi lo conosciamo ed è riconosciuto: uno dei canali principali per il quale passa la
partecipazione degli italiani alla vita civile ed anche una nuova dimensione
dell’orgoglio di appartenere ad una stessa patria. Furono chiamati "Angeli del
terremoto", persone senza ali, ma .>>
«Quando avevo 18 anni partii con una squadra organizzata dall'allora Fgci per Lioni. Fu
una delle esperienze più memorabili ed importanti della mia vita. Ho conosciuto la
solidarietà più tenace e la disperazione più nera. Biancastella C., Firenze
«Il mio nome è Massimo, all'epoca vivevo ancora a Napoli (ora vivo a Bologna) e quattro
giorni dopo le violente scosse, in moto e con due miei amici a bordo di una Fiat 500,
carichi di capi d'abbigliamento recuperati fra parenti ed amici e generi di prima
necessità, partimmo alla volta dell'Irpinia al seguito di una carovana della C.R.I.
Massimo M., Bologna
«Sono andata in Irpinia vent'anni fa perché direttamente coinvolta in quella tragedia e
poi ci sono tornata come volontaria. Vorrei però riflettere su quanto è successo dopo il
terremoto. Tanti di questi paesi hanno perso la loro anima, si sono scatenati gli appetiti
di fronte ad un mare di soldi, che avrebbe potuto favorire una ripresa economica in
un'area ricca di bellezze paesaggistiche, ma con un territorio fortemente dissestato. A
venticinque anni di distanza quando ritorno in quei luoghi mi rendo conto di quanti
pessimi interventi siano stati fatti, apportando nuove ferite al territorio che ne
compromettono ulteriormente la stabilità. ...omissis... Sono sorte centinaia di zone
industriali zeppe di capannoni che non so quanto saranno costati, ma quanti sono
utilizzati? Le stesse case ricostruite nei singoli paesini sono fatiscenti dopo pochi
anni, eppure i contributi sono stati congrui. Che cosa vuole essere questa giornata? Un
omaggio ai morti? Un atto di accusa per una "ricostruzione" che ha provocato
forse maggiori danni quanti ne abbia fatto il terremoto? I volontari sono spesso stati
insostituibili, ma non è sul loro operato che si può obiettare. Resta invece una grande
amarezza sulla quantità enorme di danaro speso male, lasciando la maggior parte dei
problemi di quel territorio insoluti». Maria P., Bari
«Mi chiamo Leonardo. Ho cercato di aiutare per qualche giorno gli abitanti di Laviano nei
primi giorni di gennaio del 1981; facevo parte di una squadra mandata dalla
Amministrazione della Provincia di Perugia. Abbiamo montato latrine e fatto altri piccoli
lavori. Ricorderò sempre, oltre allo strazio delle persone afflitte dalla morte dei
propri cari, l'opera di un gruppo di volontari di Genova, operai Italsider, dalla profonda
umanità e dal grande senso di solidarietà». Leonardo, Perugia
«C'ero anch'io tra i volontari che parteciparono volentieri e numerosi alle attività di
primo soccorso e sostegno alle popolazioni dell'Irpinia duramente colpite dal terremoto
del 1980. Lavoravo in Banca, utilizzai gli ultimi giorni di ferie che mi rimanevano e
partii qualche giorno dopo il 23 novembre con un'autocolonna organizzata dal comune di
Vicenza. Arrivammo a Teora dopo molte ore di viaggio, uno dei paesi, se non vado errato,
vicini all'epicentro del sisma e per gran parte distrutto. Ricordo sicuramente il dramma
di quella gente che aveva perso tutto o quasi e che si ostinava a non lasciare quello che
restava della propria casa e dei propri affetti. O iI morti, spesso abbracciati uno
all'altro sotto cumuli di terra e sassi. Ma ricordo anche che fin da subito ci rendemmo
conto del problema della legalità, di quelli che "volevano approfittare
dell'occasione", fummo costretti ad organizzare turni di guardia a controllo del
materiale e dei mezzi che avevamo portato. Anche dal punto di vista umano fu un'esperienza
significativa e importante e molti di coloro che parteciparono purtroppo non li ho più
rivisti». Danilo R., Vicenza
«A cena davanti alla televisione, la notizia di apertura del Tg1 parla di un terremoto di
dimensioni considerevoli in Campania e Basilicata. Dico a mia madre: "prepara lo
zaino". Il comitato della Versilia della Croce rossa italiana organizza una colonna
mobile per la partenza. Si parte di notte e lungo l'autostrada incontriamo altre colonne
di soccorso, tutte con la stessa destinazione. Ai caselli, agli autogrill, alle stazioni
di rifornimento, ci trattano tutti con gentilezza come fossimo persone speciali. Arriviamo
a Senerchia e le prime luci dell'alba ci fanno vedere la distruzione delle case che
formavano il paese. Cominciamo a renderci conto... sarà dura. Al centro del paese su un
cumulo di macerie molto alto, troviamo Vigili del Fuoco, Agenti della Forestale, gente di
Firenze. Con le mani, insieme a loro, lavoriamo per spostare le macerie. Sotto coi sono
tre donne da estrarre e non possiamo adoperare le pesanti macchine, solo le mani. Alla
sera solo una sarà recuperata ancora viva. I giorni passano tutti uguali e veniamo a
sapere che anche gli altri colleghi e compagni di avventura ritrovano dei cadaveri. Tutto
uguale per tutti. C'è pioggia, freddo, grandine e fango ma bisogna andare avanti perché
bisogna aiutare chi ha realmente perso tutto. Associazioni, corpi militari, gruppi civili,
dobbiamo darci la mano e cercare di dare un po' di conforto alle vittime del disastro.
Sono passati 25 anni, il nuovo millennio è arrivato, del paese distrutto, mi sono chiesto
più volte se è stato ricostruito sempre in quella zona o più a valle. Poco importa
però, ciò che è importante è che vite innocenti, bambini, donne, anziani, non abbiano
più quei visi ricolmi di dolore che io ho conosciuto». Angelo M., Varese
«Sono partito per l'Irpinia la sera del 24 novembre 1980 da Catania, con una colonna di
ambulanze della Cri di cui ero volontario. Ci siamo presentati alla prefettura di Potenza
al mattino. Appena giunti, da qui ci hanno divisi: il mio gruppo si è recato dapprima a
Balvano (dove siamo stati una settimana, in compagnia dei Vigili del Fuoco di Potenza e
poi dei militari, a tirar fuori i morti dalla Chiesa.), quindi a Senerchia ed infine a
Muro Lucano, dove sono rimasto presso il Campo Socio-Assistenziale della Cri (a ridosso
dell'Ospedale da campo della M.M. di Taranto) fino ai primi di febbraio del 1981,
collaborando, per la distribuzione dei viveri di prima necessità nei casolari distribuiti
fra i monti della Basentana insieme al personale ed ai mezzi della Croce rossa tedesca e
festeggiando il Natale insieme ai terremotati». Francesco P., Catania
«Quella domenica di novembre, mi trovavo a fare il militare a Nocera Inferiore, quando
una violenta scossa cambiò non solo l'aspetto esteriore delle cose ma cambiò anche il
mio aspetto interiore, infatti da allora vedo quello che non riuscivo a vedere ed
apprezzare prima. Ho scavato tra le macerie, non soltanto perché ero un militare, ma
soprattutto per spirito di solidarietà nei confronti di chi era stato meno fortunato di
me. Ho rinunciato volentieri alla mia razione di cibo per dare un po' di conforto e
sollievo a chi avrebbe continuato a soffrire mentre io, di lì a poco, con aiuto di Dio,
sarei tornato a casa mia, dalla mia famiglia. Ma che incubi la notte! Nelle orecchie mi
risuonano ancora, a distanza di tanti anni, le implorazioni d'aiuto e il pianto disperato
di chi aveva perso tutto nel giro di qualche minuto, in quella maledetta domenica di
Novembre di 25 anni fa». Stefano D. F. G., Bolognetta (PA)
«Io non ero sul posto, ma già dalle 18,30, nella mia sala radio di Catania, mentre ero
in collegamento con un radioamatore di Firenze e uno in Serbia, le rispettive sedie
iniziarono a camminare e con il microfono in mano ci annunciammo la violenza del disastro.
Alle 19 circa con interventi radio di radioamatori di Potenza, Napoli e Salerno, abbiamo
individuato la zona principale nella quale il sisma si era svolto. Allora dirigevo una
agenzia del banco di Roma, facendo parte del centro emergenza radio, fui precettato e per
tre giorni e tre notti ho coordinato dalla mia stazione un gruppo di radioamatori
catanesi, che la stessa notte si è diretto nella zona per attivare le uniche
comunicazioni possibili. Essi, unitamente a tanti altri, hanno iniziato a trasmetterci
radio-telegrammi dalle zone più disastrate ed io, con la collaborazione di altri
colleghi, ne abbiamo consentito la ritrasmissione dalle Pptt di Catania. Abbiamo dato
tantissime notizie ai familiari dei terremotati in tutto il mondo, purtroppo talune non
buone. Tra le esperienze vissute una: il nostro gruppo esterno si trovava in attesa di
disposizioni operative presso una stazione di servizio autostradale vicino a Battipaglia.
Da Salerno il servizio Cer comunica che una nuova scossa aveva buttato giù la prefettura,
centro operativo di massima importanza. Immediatamente fu attivato il gruppo catanese che
si portava sul luogo ed approntava in pochissimo tempo, sotto una tenda, l'ufficio
provvisorio di quella prefettura che, mentre ancora i calcinacci cadevano, viene messo in
condizioni di poter comunicare con la rete nazionale della protezione civile. Io non ho
visto in faccia il dolore e la paura di quella gente, ho vissuto pero' in diretta tutto il
loro dramma, quello dei volontari presenti e soprattutto la rabbia per la
disorganizzazione tutta italiana dei soccorsi. Non ci fossero stati i radioamatori
presenti in tutti i luoghi dopo pochissime ore, forse dopo una settimana ancora nessuno
avrebbe saputo del dramma». Calogero F., Catania
«Quella domenica del 1980 ero a Perugia, studente di Agraria. Mi misi subito in contatto
con la Caritas cittadina e quattro giorni dopo il terremoto partimmo per l'Irpinia.
Dormimmo ad Avellino ed il giorno dopo arrivammo a S. Angelo dei Lombardi dopo aver
attraversato Lioni. Lavorai insieme ai portuali di Genova a prestare soccorso ai medici
intrappolati nel pronto soccorso dell'ospedale di S. Angelo. In quei sette giorni ho
constatato le bassezze della gente e la sua generosità, ho visto l'inutilità
dell'Esercito in quel momento e l'indispensabilità dei volontari. Dopo quell'esperienza
decisi di fare il servizio civile e non il soldato». Fabio Di F., Pescara
«Durante le fasi d'intervento successive al terremoto in Friuli (6 maggio 1976), ho
conosciuto quattro giovani postelegrafonici di Napoli che hanno operato come volontari
all'ufficio PT di Gemona del Friuli: ragazzi fantastici con cui sarebbe stato impossibile
non instaurare un buon rapporto. La sera del 23 novembre 1980 ho pensato a loro e ho
immediatamente deciso di portare alla loro gente tutto l'aiuto che avrei potuto dare. Il
26 novembre mi unii come volontario alla squadra di tecnici e dipendenti del comune di
Udine. Il giorno dopo siamo giunti a Tito Scalo, Balvano, Laviano, Santomenna e
Castelnuovo di Conza, e poi in seguito a Potenza, Vietri ed Eboli. Nel periodo trascorso
al Sud ho conosciuto una ventina di volontari della Camera dei Deputati che vorrei tanto
rincontrare... Quelle due indimenticabili settimane, quell'esperienza umana mi rimarrà
per sempre nel cuore e nella mente». Franz S. di Udine
«Mi chiamo Ugo e arrivai a Muro Lucano il 28 novembre con un gruppo di scout dell'Agesci
di Ancona per organizzare un centro di distribuzione degli aiuti presso il convento
locale. Mi piacerebbe rincontrare il signor Tonino Angelicchio di Muro Lucano, col quale
lavorai gomito a gomito per tutto il periodo». Ugo S., Ancona
«All'epoca ero cassintegrato della Fiat e proposi alla V Lega Mirafiori della FLM
l'impiego volontario di chi era nella stessa situazione. Insieme alla Regione Piemonte
abbiamo organizzato una squadra di 30 persone e operato a Polla, Buccino, e S.Gregorio
Magno. Ho sempre sperato di rincontrare i ragazzi con i quali ho condiviso momenti
bellissimi, faticosissimi, emozionanti e di grande amicizia, ma soprattutto, i 12
obiettori di coscienza che abbiamo conosciuto e integrato nel nostro gruppo». Angelo C.,
Foggia
«Ero anch'io presente in Irpinia durante i soccorsi ai terremotati del 1980. Da
volontario di 43 anni, dopo la permanenza in Friuli per il servizio militare, ero convinto
di aver visto tutto in merito a distruzione e morte. Mi sbagliavo!». Vincenzo C. ,
Paestum
Nelle terre devastate dal terremoto non sono solo
gli uomini a soffrire ed a morire. C´è un altro dramma più nascosto: le migliaia di
cani, cavalli, mucche, capre, tutti gli animali che dividevano le povere giornate
di quella gente, nei casolari dell´Irpinia, nelle fattorie o nelle stanze di Sant´Angelo
dei Lombardi o di Lioni. È un dramma che non ha coinvolto la protezione civile,
l´esercito, le prefetture ma per il quale si sono mossi, con uguale trasporto delle
centinaia di altri volontari.
[to do ] solidarieta umana :il volontarrito gli articoli
espresso, la repubblica il mattino et le prime pag del mattino
volontariato: leggi tutto ricostruzione e sperperi dare spazio a Morab.
====== IN COSTRUZIONE, SORRY! :-)
=====================================================
[ to do] Materiale della ricostruzione Oggi il problema lavoro
Popolazione emigrazione nella bibliografia metti le ombre della sera, la tesi di laurea, i
giorni del terremoto che ha Carla.
fonte: La Repubblica
A Laviano, in Campania, il calo della popolazione è iniziato dopo il terremoto, così il
Comune ha giocato l'ultima carta. Nel paese che sta per sparire un bebè vale diecimila
euro. Assegno ai neonati: la ricetta anti estinzione del sindaco.
====== IN COSTRUZIONE, SORRY! :-)
==================================================
|